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Chi siamo
L'Associazione PEACEFUL COEXISTENCE ha sede in Trieste in via APIARI, 31 ed è stata fondata da:
L'idea di costituirsi in un'associazione prende spunto dai suggerimenti dati, ai suoi fondatori, dal dott. ZAHURMIAN HASAN SHARIB.
L'associazione PEACEFUL COEXISTENCE promuove tra le sue attività progetti di carattere sociale e culturale incentrati sulla conoscenza di sé e dell'altro. In questo senso predilige progetti collegati alla conoscenza di altre culture e alla collaborazione e interazione tra le diverse parti sociali.
Essa è stata fondata ispirandosi al pensiero e all'esempio di un maestro sufi contemporaneo vissuto in India fino al 1996, Dott. Zahur ul Hassan Sharib, Gudri Shahi Baba IV.
L'associazione ha inoltre tra i suoi obiettivi lo sviluppo dell'istruzione scolastica, considerata fondamentale per garantire agli individui concrete possibilità di uguaglianza nella società. I nostri progetti sono infatti spesso collegati all'ambiente scolastico o all'istruzione permanente e contribuiamo a sostenere, anche finanziariamente, una scuola in India, fondata dal Dott. Zahur ul Hassan Sharib, Gudri Shahi Baba IV e ora condotta dall'attuale capo dell'ordine Gudri Shahi, Inam Hasan, Gudri Shahi Baba V.
I sufi ritengono che nonostante l'uomo sia il vicario di Allah sulla terra, egli scordi i doveri che competono alla sua posizione e si sia lasciato deviare mentre dovrebbe vivere nel mondo come un simbolo di bellezza, verità e armonia.
Uno dei loro obiettivi è il raggiungimento attivo della pace nel mezzo dei conflitti attraverso la volontaria sottomissione alla volontà di Allah. Conducono così una vita tranquilla, calma e serena. È una vita buona: una vita di purezza, bontà, pace, bellezza, armonia e verità. I sufi hanno dato più rilevanza alle qualità individuali di tipo contemplativo, ma non hanno trascurato di dedicarsi alle virtù collettive.
Una grande manifestazione di virtù collettiva consiste nell'aiutare le persone e nel sostenerle nel raggiungimento dei loro obbiettivi.
Migliorare la vita delle persone dal punto di vista morale, sociale, nel rispetto del loro percorso spirituale e religioso è indubbiamente un benemerito servizio collettivo.
I sufi prospettano una società basata sui principi di giustizia e correttezza. Giustizia è un termine ampio che implica anche determinati doveri morali e sociali a cui l'individuo deve adempiere. I sufi sottolineano che chi è in posizione di svantaggio vanta certi diritti rispetto alla società e che è necessaria una regolare opera di carità e servizio. Essi considerano l'umanità come un tutt'uno indivisibile e ritengono che i diritti reciproci debbano venir rispettati.
Ritengono che l'armonico funzionamento della società sia necessario per lo sviluppo e il progresso dell'umanità.
Rifiutano lo sfruttamento; credono nella cooperazione.
Nessuno deve soffrire ingiustamente a causa di un'usanza o di una legge fatta dall'uomo. Nessuno dovrebbe essere messo in condizione di svantaggio. Assicurare l'uguaglianza e costruire una società sana, forte e stabile vuol dire dare ad ognuno l'opportunità di diventare quello che è capace di diventare. Ma anche dando per scontato che ci sia uguaglianza di opportunità per ciascuno e che ognuno sia uguale di fronte alla legge, non va dimenticato che una disuguaglianza fondamentale consiste nella capacità di cogliere un'opportunità quando essa si presenta, per questo fornire un'educazione ed un'istruzione costituisce un servizio sociale di altissimo ordine.
Il miglior sistema sociale è quello in cui ogni membro della società offre alla società un servizio in base alle sue capacità e ognuno riceve aiuto dalla società secondo i suoi bisogni.
La legge morale del dare prende allora il posto della legge bruta della lotta per l'esistenza.
Secondo i sufi la competizione va sostituita con la cooperazione.
Lo stesso 'SE' deve essere visto ugualmente presente negli altri. Più un uomo è evoluto ed istruito, più viene considerato responsabile e la responsabilità impone dei doveri. Diritto e dovere sono termini identici. Non ci può essere alcun diritto senza un dovere corrispondente. Dare e avere sono due poli opposti. Il primo crede nella cooperazione, il secondo approva lo sfruttamento.
La cooperazione deve prevalere!
La corsa serrata nella gara ad arricchirsi non può rendere la vita di un individuo calma, serena e nobile. Ciò che rende la vita cortese e piena di grazia sono i pensieri calmi, un respiro regolare, il servizio disinteressato, il saper aiutarsi autonomamente (self-help), l'aiuto reciproco e una coscienza più ampia.
Ad ognuno deve essere data l'opportunità di sviluppare le sue capacità latenti. Gli devono essere dati l'aiuto e la guida necessari a renderlo capace di raggiungere il suo completo sviluppo.
I sufi hanno un proprio codice di comportamento sociale e sostengono che solamente questo può portare la pace sulla terra. Ritengono che l'interesse dell'individuo non si opponga all'interesse della società. Esso va perseguito con cortesia, simpatia, rispetto reciproco, gentilezza e amore.
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